| Clopin |
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Siamo con Leonardo di Minno, nella parte di Clopin in Notre Dame de Paris. Cominciamo a parlare del tuo personaggio, Leonardo: ti chiediamo quanto di te c’è in Clopin, e quanto ci metti di te. C’è abbastanza di me, come credo in ogni personaggio. Si parte sempre da se stessi e poi si cerca di svilupparlo in una maniera; è più facile arrivare a… quando prendi qualsiasi personaggio in generale, è più facile arrivarci se parti da te; quindi sostanzialmente qualsiasi personaggio interpreterei, partirei dalla mia esperienza. Poi ovviamente con la storia del personaggio cerchi di immaginare un eventuale sviluppo della tua vita; quindi Clopin, capo degli zingari, deportato, che cerca asilo in una città straniera… cerchi di immaginare questo; ovviamente grazie ai registi e alle persone che ti stanno a fianco cerchi di immaginarti il tuo percorso e da lì cerchi di portare in scena te con un altro background, con un peso diverso insomma, con un’altra storia. Quella di Clopin è una caratterizzazione molto forte: ribelle, sovversivo… Ti è mai venuta la tentazione di interpretare un ruolo opposto, totalmente opposto, all’interno di per esempio di Notre Dame? L’ho fatto. L’anno scorso ho fatto il doppio ruolo di Clopin e Quasimodo; e Quasimodo direi che potrebbe tranquillamente essere l’opposto. Io pensavo a Frollo, per esempio… Eh, con Frollo… Quello è esattamente l’opposto, il diretto antagonista. Con Frollo secondo me avrei un pochino più di difficoltà. Perché, soprattutto localmente, è molto più impostato rispetto a me: io sono un pochino più “di getto”, d’istinto. Però sì, assolutamente, sarebbe una bella sfida, perché no? C’è qualche rito scaramantico che compi prima dello spettacolo? I fan di solito lo vogliono sapere… Io sempre dedico qualsiasi cosa faccia ad una persona che non c’è più e che però mi è molto cara, che fa parte della mia famiglia. Ogni volta prima di salire sul palco faccio una dedica personale, mi metto per terra due-tre secondi… Ah, faccio una cosa che fanno i calciatori: mano sul palco, bacio e dentro. Si fa con l’erba, di solito, però… Ci racconti molto brevemente come sei arrivato a Notre Dame de Paris? Guarda, io stavo facendo uno spettacolo, però a Milano mi sa, o a Torino… Stavo facendo 3 metri sopra il cielo, che era molto più musical: ballavo, cantavo, recitavo, eccetera… Uno dei colleghi mi fa: “Guarda, io vado a fare un provino a Roma, ho saputo che ci sono dei casting per Frollo, Clopin e forse anche un Quasimodo, che ha bisogno di un’altezza di 1.85”. Mi fa: “Mi accompagni, magari lo fai anche te?”. Io avevo già un incastro con un altro lavoro che poi non ho fatto, e ho detto: “Vabbè, proviamoci”. Vado lì, canto una volta da Paola, e la settimana dopo mi arrivano a casa un po’ di copioni da studiare, di Dracula oltretutto. Ho fatto questo provino un pochino più approfondito, a Roma con Paola, e da lì a un mese e mezzo, due al masismo siamo partiti. Quindi proprio “andato, preso, uscito”. Di solito si aspetta un po’, invece con me è stata abbastanza fortuita e fortunata la situazione. Hai un punto di riferimento musicale, all’infuori di Notre Dame? Guarda, io sono un grande ascoltatore di musica. Sono italiano ma anche molto esterofilo, mi piace un po’ l’indie inglese, piuttosto che dublinese. Non lo so, ti faccio dei nomi tipo […], Damien Rice, tutta roba un pochino sad in questo momento. Però se dovessi darti punti di riferimento grandi, be’, Riccardo per esempio è una persona che mi ha insegnato tanto. Io ho fatto dei provini per lui anche per un’altra sua opera, ed è una delle persone che quando hai davanti capisci per quale motivo lui è lì e tu no. [ride] Perché una persona che ha cinquant’anni, quasi, di musica alle spalle, insegna. Qualsiasi cosa dica è da prendere e dire “Ok, ha capito tutto”. Quindi riferimenti reali, a parte i grandi mostri tipo Mercury, piuttosto che Stevie Wonder, Ray Charles, comunque i classici, quelli che ti fanno venir voglia di cantare, dopo cerchi sempre di prendere… io penso che da chiunque si possa prendere qualcosa. Quindi, più persone riesci a incontrare nella tua vita, più riesci a comunicare con loro e più impari. Penso sia la scuola più grande del mondo. Continuando a parlare della tua carriera, c’è un sogno che vorresti realizzare? Ma guarda, io mi rendo conto ogni volta che realizzo qualcosa che la carriera di una persona… sono scalini che portano a una vetta. Però è come se la vetta si spostasse. Nel senso, se tu m’avessi fatto questa domanda due anni fa, io t’avrei detto: “Ma Notre Dame, figurati! Quando mai sarebbe successo?”. Eppure poi ci arrivi e dici: “Ammazza, ci sono arrivato! E quindi?”. E quindi ti poni altri limiti. In realtà un obiettivo te lo poni, ma è un obiettivo che dura un anno-due, finché non lo raggiungi, ammesso che tu lo raggiunga. Dopo di che continua… Non è che vuoi diventare il papa, no? Diciamo che l’aspirazione massima della mia vita è tornare a casa la sera, sedermi sul divano e dire: “Che ho fatto oggi?”. Qualsiasi cosa sia successa, l’importante è che riesca a stare seduto e dire: “Ok, soddisfatto di me”. Quindi va benissimo. Cioè, io sono contento come sto. Per concludere, ti chiediamo di rivolgere in camera un saluto ai fan di Notre Dame. Un saluto e grazie mille. Sono sette anni che ci seguite. Non me personalmente, perché faccio parte da poco di questa produzione, però grazie davvero tanto e… niente. Siete fan di un bellissimo spettacolo, condivido e approvo, bravi! |

