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Frollo

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Siamo con Fabrizio Voghera, nei panni di Frollo in Notre Dame de Paris, all’indomani della prima, trionfale, serata all’Arena di Verona. Cominciamo a parlare del tuo attuale personaggio, del personaggio che interpreti, e ti chiediamo, Fabrizio, quanto c’è di te in Frollo, e quanto invece sei riuscito a mettere di tuo nel personaggio.

Be’, Frollo è un personaggio alquanto complesso dal punto di vista psicologico, è un personaggio che matura nel corso di questa storia, da una sua rigidità religiosa fino all’esplodere di questa passione, insomma, si lascia travolgere dall’amore per Esmeralda. Quanto c’è di me… insomma, come c’è in tutti noi una parte, credo, una parte ligia al dovere e una parte dove magari ci si lascia andare, ci si lascia trasportare dalle emozioni, dalla passione. Io nel mio caso credo di avere questa parte forse più familiare, cioè in famiglia ho questa sorta di rigidità, mentre la passionalità e l’amore, quello c’è, si manifesta attraverso le parole, la musica di Riccardo… ogni sillaba, insomma, dell’opera.

Una curiosità: c’è un personaggio che avresti voluto interpretare se tu non fossi stato attualmente Frollo?

Be’, io posso dirti che tecnicamente con Frollo mi ci trovo molto bene. Forse la mia estensione vocale mi avrebbe permesso, come in passato, vabbè ho fatto anche Quasimodo, ma forse un altro personaggio che avrei potuto interpretare senza grossi problemi è Febo, per esempio. Perché comunque è un ruolo tenorile e io sono baritono/tenore, e quindi in questo caso sì, avrei potuto forse farlo. Forse dovevo fare un po’ di palestra! Un po’ di più! [ride]

Altra curiosità: c’è qualcosa di particolare che fai per concentrarti prima dello spettacolo, un rito, una scaramanzia?

Noi, nell’ambiente di scaramanzie ne abbiamo veramente tante. Il riscaldamento vocale è una prassi che ognuno fa a modo proprio, vocalizzi, quello che ti viene in mente canti eccetera. Chi si scalda cantando completamente cose diverse, o per riscaldare bene le corde… Adesso, prima lo stavo facendo quando ci siamo visti è: [verso con le labbra]. Questo è un riscaldamento ad esempio. Ce ne sono tante, quindi ne scelgo una a caso e vado, a caso, cosa mi suggerisce l’istinto. Per quanto riguarda i riti scaramantici, ci si dà sempre un sacco di cinque dietro le quinte, con i tecnici, un sano merda merda merda con i ballerini, e poi basta, insomma… Io magari tocco la gobba di Quasimodo quando sono dietro, sulle scale… Queste cose qua.

Ricordi insieme a noi come sei approdato per la prima volta a Notre Dame?

Assolutamente sì, io sono arrivato a Notre Dame nel lontano… nelle lontane audizioni del 2001, al Teatro Ambra Jovinelli. Ma prima ancora di quello avevo spedito del materiale alla produzione, mi avevano selezionato in base a delle registrazioni audio che avevo fatto… avevo messo dentro di tutto, da Massimo Ranieri agli Aerosmith, perché comunque sono stato sempre nella mia vita da cantante abbastanza camaleontico; arrivo dalla gavetta dei locali, dove cantavo veramente di tutto. In quel periodo lavoravo in televisione con Paolo Limiti, arrivò questa notizia di Notre Dame in Italia, non sapevo bene cosa fosse, ci ho provato e all’epoca feci veramente tante audizioni; le prime, appunto, con il materiale, poi ne ho fatte tre o quattro dal vivo, prima con i responsabili artistici della produzione, poi in seguito con Riccardo, con Wayne, con tutti quanti. E subito, riconobbero in me questa possibilità di affidarmi il doppio ruolo e accettai volentieri. Ho fatto un doppio lavoro in questi sette anni, ma molto contento di averlo fatto, perché ho forse imparato ancora di più, ecco.

A questo proposito, del doppio ruolo, c’è uno dei due a cui ci si affeziona di più o si cerca di restare imparziali?

Si cerca di essere imparziali, sicuramente. Me l’hanno sempre fatta questa domanda, io ho sempre risposto: un 51% Quasimodo e un 49% Frollo. Oggi, dopo ormai tre anni, credo, due anni che non faccio più Quasimodo, Frollo m’è entrato parecchio nelle vene, e quindi devo dire che sulla bilancia siamo uguali.

Ti chiediamo ora di rivolgere un saluto in camera ai fan di Notre Dame.

Un saluto a tutto il popolo di Notre Dame de Paris, che ci ha seguito in questi meravigliosi sette anni. Notre Dame non credo che finisca qua, ci saranno nuovi volti, nuove promesse della musica italiana, in questo meraviglioso spettacolo e grazie a tutti voi, con tutto il mio cuore, grazie.

 

 

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