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Intervista a Lucio Dalla:La mia Tosca

Cosa rappresenta Tosca per Lucio Dalla?

“Inanzitutto rappresenta la chiusura di un cerchio che iniziò tantissimi anni fa, avevo 7 anni e andai a cantare nella stagione del comunale di Bologna nel “Gianni Schicchi” facevo la parte di un bambino di 7 anni. Fu la prima volta che incontrai la musica di Puccini, e rimasi molto entusiasta, mi rimane questo amore  per la Tosca che è l’opera che preferisco del melodramma, non solo italiano ma in generale. Poi mi hanno chiesto di fare la musica su un libretto che non mi piaceva per cui ho deciso di scrivere il testo io e di fare anche la regia, insomma un lavoro a 360° che mi ha appassionato per 2 anni e che ha fatto girare la Tosca in Italia, in Austria, in Olanda, in Italia ha fatto quattrocentomila spettatori.  E' stato un momento veramente sabbatico rispetto al mio lavoro normale, io sono uno che lavora e fa parecchie cose anche diverse da quello che è il mio mestiere di cantante, ma direi, di tutte le cose extra che ho messo in scena, questa è la cosa che mi ha entusiasmato di più”.

Si era già cimentato in operazioni di questo tipo ?

“Le scenografie di Tosca Amore Disperato sono di Italo Grassi con indicazioni mie, io lavoro spesso con lui, abbiamo fatto: la Beggar’s Opera, che è un opera del ‘700 al comunale a Bologna, Il Pulcinella di Stravinskij a Bologna e in Irlanda, l’Arlecchino di Ferruccio Busoni, tutte opere che io mi immagino diverse da come sono state create, o pensate. Opere impegnative per il pubblico che però ho tentato di riavvicinare al teatro per riportare ordine, perché diciamo che quando Puccini e Verdi scrivevano intendevano fare delle operazioni molto vicine al pop, perché il pubblico ci andava per ascoltare le canzoni. Siamo noi che abbiamo classificato e reso serio il mondo del melodramma: una volta la gente andava, stava delle ore a sentire Wagner; al Comunale di Parma c’era la cucina, si facevano da mangiare, quindi tra ragù, soffritto, drammi, canti, tutto era molto più vissuto. Il melodramma da noi nasce diverso, nasce da una parte nei grandi Imperi, e nasce in maniera così, reale. Vedi a Salisburgo Mozart, vedi Wagner che creava l’Ephos per la Germania o vedi Bach che suonava e lavorava come una scimmia, e la sera per mantenere i 16-17 figli che aveva andava a suonare in un night club, con tutto questo intendo dire che la vicinanza del melodramma con la musica da ascolto è molto più stretta di quanto ci immaginiamo”.

Quali innovazioni  ha inserito rispetto all’originale trama di Sardou e alla Tosca pucciniana?

 “Bè, diciamo che l’archetipo di Sardou era già un qualcosa di formidabile, perché ci sono molte metafore che possono essere estese al mondo di oggi. Il potere che comunque non è cambiato, i dubbi che avevano anche gli stessi partecipanti delle operazioni “politiche”: i giacobini, gli stessi romani che aspettavano questa sorta di liberazione da una situazione politica che vedeva la Chiesa dominante che giustiziava proprio i patrioti come se fossero banditi o terroristi. Quindi, ancora prima di parlare del capolavoro della musica di Puccini, l’archetipo di Sardou  è stato il romanzo che ha ispirato il libretto di Illica e Giacosa, il dramma storico di Sardou mi ha dato le idee per fare delle innovazioni che mi sembravano ancora più contemporanee. Le musiche sono mie, però, per il suicidio di Angelotti che nel romanzo non c’è e neanche nella Tosca di Puccini, ho utilizzato la musica di Mahler alla quale ho messo il testo nella partitura completa. Ci sono, quindi, una serie di innovazioni che mi hanno consentito di essere libero, di non essere giudice ma di essere propositivo anche per delle estensioni che riguardano il contenuto del romanzo, ma che riguardano anche la struttura dell’opera”.

Qual è la differenza sostanziale tra la Tosca di Dalla e le altre?

“La differenza, tra la Tosca mia e la Tosca di Puccini, ad esempio, è che la mia è un rifacimento, ma è bello come la Tosca di Puccini, io lo dico anche per scherzare, ma sono stato molto fedele a come l’ha immaginata lui, pensando che se lui avesse avuto i mezzi a disposizione la tecnologia, forse avrebbe fatto una Tosca così. Puccini oltre a essere l’autore era anche molto spesso il regista delle opere, un po’ come me. Ho apportato delle modifiche che sono sensibilmente vicine all’idea che Puccini aveva della Tosca, restando sempre fedele al senso proprio dell’opera,insomma le mie  modifiche sono perfettamente integrabili con il  mood pucciniano”.

In una precedente intervista fattale da Daria Bignardi, alle “Invasioni Barbariche” ha sostenuto di non credere nel destino, ma ha affermato che Caruso, la più conosciuta tra le sue canzoni, è stata scritta per un fortuito caso. Che differenza c’è tra il destino e  “il movimento delle cose”, come lei l’ha definito?

“No, in realtà non è che io non credo al Destino, ci credo, moltissimo. Credo che non è, per come lo intendiamo, il destino qualcosa che non si può cambiare; noi possiamo arrivare fino a dove possiamo, poi dopo ci pensa Lui.  Un entità superiore che si può chiamare Caso: la casualità non è un ente metafisico, è una cosa vera, dal Caso possono nascere le cose. Se io non fossi andato nella stanza di Caruso, dopo aver rotto la barca, e se il barista del porto di Sorrento non mi avesse raccontato la sua storia: che Caruso lì morì e che dava lezioni di canto a una ragazza, senza cantare lui perché aveva un tumore a un polmone e alla gola, e stava morendo. Caruso si era innamorato di questa giovanissima cantante che non era neanche brava, forse anche cagna, e se lui non avesse sentito che la morte stava arrivando, non sarebbe uscito in terrazza col pianoforte e non avrebbe cantato. E lui quando cantava, cantava così forte che addirittura i pescatori con le lampare andarono sotto il suo balcone per ascoltarlo. E se il Caso non avesse voluto che io fossi stato lì, bè Caruso non l’avrei scritta”.

La figura della sibilla, innovazione da Lei introdotta rispetto alle Tosca antecedenti, che cosa rappresenta, chi è Sidonia?

“Bè, Sidonia è una specie di prologo, che sotto questa forma, del vaticinio della profezia appare in sogno a Tosca e le dice che il suo sarà un amore disperato, un amore che non avrà una soluzione positiva, e dà anche un incanto. Io poi conoscendo bene Roma, conoscendo la zona dove Tosca viveva, dove la Tosca di Sardou si è svolta tra Castel Sant’Angelo e Sant’Andrea, l’ho immaginata che compare sui tetti e l’ho scritta pensando che la cantante ideale era Iskra Menarini, stiamo riprendendo la Tosca, e per dare un aspetto emblematico alla canzone, Mina  l’ha cantata in un disco con me, per cui diciamo che Sidonia è un’espressione della massima vocalità che il melodramma oggi consente”.

La voce adirata di Dio in Dio, Dio, Dio, Dio come presenza costante nei pensieri dei personaggi,e poi  nel finale Tosca recita addirittura: “Dio attento, se me lo prendi, mi perdi, io ti spengo”. Qual è il significato della continua presenza di Dio manifestata e rinnegata?

“Innanzitutto, questa non è una confessione. Tutti lo sanno che io sono credente e credo in Dio, ossia, credo più in Gesù, cioè ho personalizzato la mia forma di fede, e nella Tosca addirittura Gesù viene chiamato “terrorista”, perché la sua funzione rispetto all’epoca era proprio di rivoluzione vera. Soprattutto nella canzone Dio Dio Dio, Dio se la prende con una versione holliwoodiana della religione, così tetra e corrotta, allora Dio dice: state attenti che alla fine vi punisco. E per Tosca, bè non si può mettere limiti all’amore. Quando scopre che è stata ingannata, Cavaradossi perde la vita con un trucco immaginato da Scarpia, allora lei si scaglia contro l’unico garante che le dà il senso della vita,  Dio. Perché lei è molto religiosa, Tosca va in chiesa tutti i giorni, però rimane gelosa, isterica, come tutte le donne innamorate che si sentono tradite, allora con il patto infranto si sente tradita anche da Dio”.

 Si può affermare che Scarpia nel corso dell’opera subisce una metamorfosi e passa da essere il cattivo per antonomasia ad un personaggio caricaturale, umano e sofferente? Perché tanta pietà per un cattivo?

“Perché c’è l’inganno, anche Scarpia è un personaggio estremamente umano, voglio dire oggi chi detiene il potere è negativo dallo 0 al 93%, poi c’è un 7% rappresentato da quello che si è subito nella vita, ad esempio ciò che ha passato Scarpia quando era bambino. Noi non siamo in grado di giudicare le ragioni fino in fondo; un atteggiamento distonico, veramente malavitoso come quello di Scarpia non spiega completamente l’aspetto caratteriale. L’errore che fa Scarpia è di innamorarsi di una donna che non lo vuole, e soprattutto che è di un altro.  E' lì che diventa invadente il potere e si mette in condizione di causare dei danni irreparabili come la morte”.

Lei e il produttore vi conoscete da molto tempo, come è lavorare con David Zard? Zard dice che lavorare con lei è come giocare a scacchi, dove lei mette in pratica divertenti tecniche di persuasione per fare la mossa vincente…

“Può darsi che sia così, d’altronde sai Zard di normale ha poco e questa è la ragione per cui mi piace lavorare con lui. E' veramente un grande, ed è un grande anche quando sbaglia, è stato protagonista di una serie di intuizioni vincenti, non dimentichiamoci che ha portato in Italia i Pink Floyd, Madonna, Michael Jackson, ha portato tutti; per cui io gli credo. Perché l’importante, credo che sia credere nelle cose che fai,  Zard ha ragione, io sono un giocatore di scacchi, anche se non ho mai giocato, perchè per ottenere le cose che mi sembrano giuste mi squarcerei una coscia, c’è un bel conflitto creativo ed energetico fra noi e c’è anche una grande amicizia, sennò non sarei qua”.

Grazie mille Lucio del suo tempo

“Grazie a Voi e Venite a vedere Tosca, sarà una sorpresa per tutti!” 

 

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